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Figaro e l’opera lirica (2009)

di Alberto Pellegrino

fonteWeb


Lo straordinario successo avuto in tutta l’Europa dal teatro di Beamarchais, in particolare dal Barbiere di Siviglia, finisce inevitabilmente per contagiare il mondo dell’opera lirica, richiamando l’attenzione di numerosi compositori (Benda, Schulz, Morlacchi). Tuttavia l’opera, che per prima conquista una grande popolarità è Il Barbiere di Siviglia musicato nel 1782 da Giovanni Paisiello (1740-1816) su libretto di Giuseppe Petrosellini (1727-1797), che adatta la commedia francese all’opera napoletana, per cui è costretto a tagliare molte scene e a semplificare il linguaggio. In particolare, da perfetto poeta arcade, Petrosellini si sente in dovere di eliminare tutti gli aspetti più vivaci e piccanti della vicenda, finendo con il togliere spessore psicologico a tutti i personaggi di Beaumarchais: Figaro perde la sua carica popolare e rivoluzionaria per assumere il ruolo tradizionale del servo astuto e fedele al suo padrone; Rosina non ha più alcuna capacità di iniziativa per diventare una ragazza timida e sottomessa; Don Bartolo non è più il campione del mondo reazionario insofferente ad ogni novità, ma diventa il vecchio amoroso irascibile e sospettoso secondo un consolidato modello dell’opera buffa napoletana.

Ben diverso il risultato che ottiene il genio musicale di Wolfgang Amedeus Mozart che, dopo aver visto a Vienna il “Barbiere” di Paisiello, decide di mettere in musica Il matrimonio di Figaro (Vienna 1786), rivolgendosi a un librettista di grande valore come Lorenzo Da Ponte (1749-1838). Il libretto delle Nozze di Figaro, grazie l’abilità del poeta italiano, conserva per buona parte i caratteri della commedia originaria, anche se vengono attenuati gli elementi di critica sociale per dare maggiore rilievo agli aspetti comici della vicenda: il Conte di Almaviva è continuamente in bilico tra le sue voglie sessuali, la rivendicazione del potere e la paura della sconfitta; la Contessa Rosina è una donna segnata da una profonda malinconia e dal rimpianto di un amore che considera ormai finito; Susanna è una giovane desiderosa d’amore come emerge chiaramente dalla Serenata che Massimo Mila ha definito un “poema della notte”; il giovanissimo Cherubino diventa l’incarnazione stessa dell’eros, secondo la visione della sensualità che ha il grande compositore salisburghese; Figaro conserva tutta la sua astuzia di popolano, ma stempera in parte i toni polemici antiaristocratici del borghese Beaumarchais (“Se vuol ballare,/Signor Contino,/Il chitarrino/le suonerò”) e, sotto la spinta di Don Basilio sempre nel ruolo di infido consigliere, egli trasforma il suo celebre monologo a sfondo sociale in una tirata satirica contro il genere femminile (“Aprite un po’ quegli occhi/Uomini incauti e sciocchi./Guardate queste femmine,/Guardate cosa son!”).

È lo stesso Da Ponte a raccontare nelle sue Memorie che è stato Mozart ha proporgli come soggetto per la sua nuova opera la commedia di Beaumarchais, comprendendo subito che “l’immensità del suo genio domandava un soggetto esteso, multiforme, sublime”. È sempre Da Ponte a riferire che la commedia originale era considerata politicamente pericolosa per la sua brillante satira sociale e che sono grazie a un suo personale intervento e alle sue arti diplomatiche, è stato ottenere dall’imperatore Giuseppe II il consenso ad eseguire l’opera, dopo aver assicurato che sarebbero stati eliminati dal testo tutti gli aspetti “rivoluzionari”. Sulla base di questo racconto, molti hanno sostenuto che il “Figaro” di Mozart perde la sua carica rivoluzionaria rispetto al suo omonimo francese, ma questo può essere vero soltanto in parte. Infatti, se si tiene presente la condizione sociale in cui vivevano i musicisti di corte, spesso sottoposti a protettori arroganti come padroni, la scelta di un soggetto come Il matrimonio di Figaro rappresenta di per sé un atto di coraggio e lo stesso Figaro, merito del librettista e del compositore, è un personaggio che conserva la propria dignità e la propria dirittura morale, senza cadere in alcun risvolto burlesco.

Giustamente i due autori sostengono, nella prefazione del libretto, di aver creato “un genere di spettacolo quasi nuovo per l’essenza dell’idea conduttrice e la vivezza degli eventi scenici, dei personaggi e dei caratteri”. Nonostante il grande successo che l’opera riscuote nella rappresentazione di Vienna del 1 maggio 1786, una parte del pubblico accoglie con una certa freddezza il lavoro di Mozart non tanto per la sua grande musica, quanto per quell’aria di novità che circola nella trama: come possono infatti quegli spettatori aristocratici accettare, senza storcere il naso, l’idea che un ex-barbiere, divenuto servitore, possa con la sua astuzia e con una certa arroganza osi contrapporsi al proprio padrone per sventare i suoi intrighi amorosi? Da quel momento Mozart viene progressivamente emarginato dalla buona società viennese nonostante sia orami considerato in Europa il massimo musicista vivente. Forse per questo egli si trasferisce a Praga, dove nel 1787 crea il Don Giovanni, il suo maggiore capolavoro. Se fosse stato un damerino di corte e un abile adulatore, avrebbe immediatamente recuperato le simpatie dei suoi committenti, ma egli è molto più simile a quel suo straordinario servitore che ha il coraggio di minaccia il padrone attraverso la metafora del “ chitarrino” che sarà capace di suonargli.

Agli inizi dell’Ottocento è Gioacchino Rossini (1792-1868) ad essere attratto dal personaggio di Figaro e il genio musicale pesarese nel 1816 compone il Barbiere di Siviglia in soli 20 giorni, creando un capolavoro assoluto che “non è solamente una delle più grandi gioie musicali che siano mai state scritte, ma contiene anche audacie interne alla scrittura che, considerate le circostanze della sua composizione, soltanto una mostruosa musicalità naturale riesce a spiegare” (Roman Vlad). Siamo distanti anni luce dalla precedente opera di Paisiello, sia per il fatto che Rossini è culturalmente e psicologicamente diverso dal compositore napoletano, sia perché, grazie alla Rivoluzione francese, è cambiata la storia dell’Europa e la stessa storia della musica si è notevolmente evoluta a seguito delle innovazioni introdotte Da Mozart e Da Ponte. Lo stesso Rossini è, del resto, consapevole che questa sua composizione rappresenta il vertice dell’opera buffa italiana per la perfetta coincidenza tra l’immaginazione musicale del compositore e le regole del melodramma, tra le esigenze dell’azione teatrale e la perfetta resa drammaturgica del libretto.