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A Slum Symphony - Orchestre giovanili in Venezuela - Abreu

MessaggioInviato: 10/04/2011, 10:57
da Tuttiallopera
A Slum Symphony

di Milù
Il Film-Documentario

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Per rivedere interamente il documentario, trasmesso tempo fa da Rai3..

Link Video in SitoRai


Un film documentario che nasce dall’incredibile carica di umanità ed innovazione di uno dei progetti sociali più impressionanti del panorama internazionale: il Sistema di Orchestre Infantili e Giovanili del Venezuela che da oltre trenta anni opera in questo paese. Pur essendo una delle nazioni più ricche di risorse petrolifere e del sottosuolo, il Venezuela è stato da sempre segnato da forti contrasti sociali che determinano in molti casi una spaccatura della società con delle cittadelle superprotette da una parte, ed immense baraccopoli dall’altra. Proprio in questo contesto si è radicato questo Sistema di Orchestre (http://www.fesnojiv.org), un importante progetto sociale ed umanitario voluto sin dagli anni ‘70 dal suo fondatore, il Maestro José A. Abreu Anselmi, che costituisce un insieme di 157 orchestre con relativi nuclei didattici disseminati su tutto il territorio nazionale che offrono un importante contributo attraverso lo studio gratuito della musica, agendo proprio in quelle zone di disagio sociale ed economico, dove sono più alte le probabilità di incorrere nei rischi della vita di strada, del degrado familiare e della criminalità comune. Attraverso questa fitta rete di nuclei didattici viene offerta l’opportunità a circa 300.000 bambini (all’inizio delle riprese, nel 2004, erano 125.000 registrando in pochi anni una crescita esponenziale) dalle Ande sino all’Amazzonia di poter studiare musica partendo sin dai primi anni e rudimenti, utilizzando una metodologia fortemente legata al gioco.

Oltre allo spessore sociale di tale iniziativa, che le vale il patrocinio dell’ONU, oltre al sentito apprezzamento espresso da Papa Giovanni Paolo II, sono stati in molti, tra gli esponenti più illustri del panorama accademico internazionale, a lodarne anche le qualità strettamente musicali: l’Orchestra Sinfonica Giovanile Simon Bolivar, con componenti che vanno dai 12 anni ai 25 anni, spesso in tournée per il mondo, ha emozionato personaggi del calibro di Placido Domingo, dei Maestri Giuseppe Sinopoli, Simon Rattle e Claudio Abbado, tutti impressionati dal potenziale umano e musicale di questi bambini e ragazzi. Da questa vicenda artistica, ma prima di tutto umana, nasce l’idea di un film documentario in stile cinematografico che seguisse periodicamente, per ben cinque anni (dall’inizio del 2004 sino alla fine del 2009), alcune storie di questi bambini, di diverse condizioni sociali, età ed area geografica del paese, nel loro percorso quotidiano, sia musicale che di vita, oltre che nell’eccezionalità dei concerti, in differenti location come, Usa, Italia e Spagna, diretti dai Maestri Abbado, Rattle, Maazel e Dudamel, il giovane direttore d’orchestra cresciuto nel Sistema e ormai lanciatissimo sulla scena internazionale e che sembra destinato ad essere eguagliato, in un futuro quanto mai prossimo, da altri giovani direttori venezuelani cresciuti nel Sistema. Partendo dai barrios di Caracas sino ai minuscoli paesini andini, oppure dalla costa caraibica per arrivare alle torride cittadine dell’interno del paese, si sviluppa il racconto delle aspettative, delle emozioni di questi bambini e del loro contesto familiare, sino all’incredibile successo delle tournée internazionali o al debutto all’estero di una di loro, violinista di soli quindici anni, iniziata a seguire dalle nostre riprese quando ne aveva poco più di dieci. Proprio attraverso le loro microstorie, racconteremo gli stati d’animo, i sogni, ma anche le difficoltà e le tante sfaccettature di questo incredibile progetto sociale, capace di risultati apparentemente impensabili, che riesce a far appassionare alla musica classica centinaia di migliaia di bambini portandoli innanzi tutto ad avere un miglior rapporto con il mondo che li circonda e in moltissimi casi a diventare degli eccellenti musicisti, con dei risultatati che sono un esempio per i paesi più industrializzati. Apparentemente a contrasto, con l’immenso sforzo e passione che c’è dietro a questo lavoro quotidiano fatto del rapporto tra bambini, ragazzi, insegnanti e genitori, il racconto si snoda anche nella parte più dura dei quartieri dove vivono i protagonisti di questa esperienza, nelle difficoltà e speranze dei loro amici e delle loro famiglie. E’ da qui che parte la sfida degli insegnanti di musica: “Mi è capitato di dovermi buttare per terra con i bambini mentre facevo lezione, a causa di improvvise sparatorie tra bande rivali, e di vedere lo sguardo di ammirazione di alcuni di loro nei confronti di chi aveva un’arma e sapeva usarla. Fare in modo che quello sguardo di ammirazione si trasferisca verso chi sa suonare uno strumento musicale è la grande soddisfazione e il grande regalo che ci dà questo lavoro. Fare in modo che quell’arma venga sostituita da un violino o da un clarinetto, dà un nuovo senso alla loro vita.” Più di quattro anni di vita raccontati , un lavoro ed un'idea complessa ed affascinante , quattro anni attraverso cambiamenti forti come l'adolescenza e l'infanzia , anni di crescita personale e fisica , quattro anni di storie e difficoltà , di sorrisi , di risate fragorose ma anche di abbandoni e lacrime perché la vita non è sempre quella che si è sognata.

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Sto inserendo dei minivideo da questo straordinario Documentario . Non servono altre parole, solo intuire quanto attraverso la musica si possa incidere sull'Educazione (educare = condurre entro, coinvolgere, indicare)
Spoiler: Apri
http://www.educational.rai.it/lemma/testi/educazione/educazione.htm
La parola italiana educazione è un termine colto, che riprende l’accusativo educationem del sostantivo latino educatio. Quest’ultimo deriva dal verbo educare, che a sua volta proviene da educere, composto di e- e del semplice ducere.

Educere dal valore originario di trarre fuori, far uscire, aveva acquistato anche quello ampliato di tirar su, far crescere, allevare, con particolare riferimento agli esseri umani nella loro infanzia. Anche educare aveva lo stesso significato, ma con in più un riferimento al far crescere in senso etico-morale.

L’azione espressa dal verbo educare aveva assunto un valore di così grande rilievo nello strutturarsi della civiltà romana che educatio venne a coincidere con la buona istruzione riservata ai figli delle famiglie delle classi più alte, come ci testimonia l’arte monumentaria dell’impero in cui il segno distintivo di un patrizio o comunque di una persona altolocata era costituito fra l’altro da un volumen (cioè un libro) tenuto in mano.

E’ significativo che con la caduta dell’impero e il conseguente crollo del sistema educativo romano, in primo luogo delle stesse scuole, scomparve perfino il concetto dell’educazione e ad educare si sostituì allevare. Da cui deriva il nostro termine allievo, cioè colui che impara qualcosa da qualcuno che glielo insegna.

Non a caso l’antico termine latino venne ripreso alla fine del ’400 a Firenze, nel periodo umanistico-rinascimentale, quando la riscoperta della civiltà classica fu posta alla base di nuovi valori culturali e sociali.

Ancora oggi il significato principale della parola mantiene gli elementi presi dalla tradizione: con educazione si indica cioè un processo di formazione dell’individuo in cui vengono passati da una generazione più anziana ad una più giovane non solo saperi tecnici, ma più in generale regole di comportamento e principi morali che mirano a far crescere bene i giovani, costituendo i presupposti per il loro buon inserimento nella società.

Con educazione ci riferiamo dunque non solo alla crescita intellettuale di un individuo, ma anche alla sua capacità di adeguarsi a determinate regole e modelli sanzionati socialmente. Per questo definiamo beneducato chi sa comportarsi a modo; mentre è maleducato o addirittura ineducato chi non conosce le buone maniere e agisce di conseguenza.

Tuttavia, anche il riferimento all’istruzione è presente nell’uso attuale: così si parla di educazione letteraria o linguistica, civica, musicale o artistica, tecnica o fisica. Alcune di queste denominazioni indicano anche specifiche discipline insegnate nelle scuole.

Proprio in questo senso le scienze pedagogiche sono state definite scienze dell’educazione: e il legame tra pedagogia ed educazione appare ancora più evidente quando ci si riferisce al concetto di educazione permanente come a un itinerario di formazione e di autoformazione che ciascun individuo realizza nel corso di tutta la vita quale rivisitazione continua delle proprie conoscenze e di adeguamento alle mutate condizioni ed esigenze della società.

Dunque, nel significato della parola educazione è compreso il senso di trasmissione non solo di competenze tecniche, ma soprattutto di regole di vita: il vero educatore è perciò colui che sa parlare, prima ancora che all’intelligenza, al cuore di coloro che vuole far crescere, primi fra tutti i giovani, come ha mostrato, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, nella scuola di Barbiana, Don Lorenzo Milani, il cui obiettivo fondamentale non era quello di trasmettere nozioni, bensì di formare uomini.
Note in calce o aggiunte

Re: A Slum Symphony - Orchestre giovanili in Venezuela - Abr

MessaggioInviato: 10/04/2011, 10:58
da Tuttiallopera

Slum Symphony & Manos Blanca








Eppppoi uno si chiede se la Musica è l'alimento degli dei xamur xgrazie

Re: A Slum Symphony - Orchestre giovanili in Venezuela - Abr

MessaggioInviato: 10/04/2011, 11:13
da Tuttiallopera
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