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I madrigali di Monteverdi

MessaggioInviato: 30/09/2013, 11:43
da Tuttiallopera

I madrigali di Monteverdi

di Giovanni Bietti

dal 7 al 29 Settembre
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Tutte le puntate si possono ascoltare sul sito rairadio3


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Madrigalisti di fine '500


Proprio verso la fine del Cinquecento, epoca della massima fioritura della civiltà madrigalistica, si manifestano in modo sempre più deciso alcuni fenomeni, tra loro anche eterogenei, che di quella civiltà indicano la crisi ventura, prospettando scenari nuovi.
Si fa strada, innanzi tutto, una nuova sensibilità armonica, per cui la dimensione verticale della musica, l’emissione simultanea di suoni diversi, non è più l’esito della sovrapposizione di autonome linee vocali, ma vuole essere considerata come realtà in sé, dotata di sintassi e regole proprie ( armonia).
Parallelamente si registrano con frequenza, in ambito polifonico, soluzioni che si sottraggono al tradizionale equilibrio contrappuntistico tra le voci optando per procedimenti di tipo omoritmico-accordale o comunque per una bipolarizzazione tra la voce acuta (canto, melodia) e quella inferiore (basso). Sono, queste, esperienze che si richiamano ai già ricordati madrigali ariosi.
In ambiente fiorentino la polemica anticontrappuntistica avrebbe condotto ad una umanistica riaffermazione del canto a voce sola, il solo capace di evitare la disintegrazione del tessuto prosodico. Mai del resto era venuta meno presso le corti musicofile italiane la prassi del canto monodico accompagnato.

Altri stimoli nel senso di un diverso incontro tra musica e parola provenivano dal mondo della letteratura e della drammatica in particolare, forte quest’ultima del recente successo del genere della favola pastorale (Aminta di Tasso, Pastor fido di Guarini).


L’interpretazione della situazione affettiva tendeva insomma a sostituirsi alla restituzione musicale della singola immagine o del concetto espresso dalla singola parola: a quella, come è comprensibile, meglio si sarebbe prestata la duttilità del canto monodico, manifestazione apparentemente immediata della soggettività, piuttosto che la raffinata e sofisticata complessità della scrittura polifonica. La nascita dell’opera, a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo, avrebbe offerto adeguata risposta alle nuove esigenze espressive.

In ambito madrigalistico, tradizione contrappuntistica e nuove tendenze si confrontano esemplarmente nell’opera di Claudio Monteverdi (1567-1643), che vide pubblicati in vita otto libri di madrigali.
I primi cinque (1587-1605), che mostrano la spiccata predilezione per le rime di Tasso (libri I-III) e quindi Guarini (IV-V), si iscrivono nella tradizione energicamente espressiva di Wert e Marenzio.
Non mancano omaggi al recitativo dei monodisti (Sfogava con le stelle, Libro IV, su testo di Rinuccini) e frequenti licenze di scrittura, giustificate in quanto richieste dal dettato poetico: sono queste le caratteristiche della seconda practica (già avviata da Rore, Marenzio, Wert), contrapposta ad una prima practica, tipica della produzione franco-fiamminga, in cui le regole del costrutto musicale avrebbero avuto ragioni più forti rispetto al senso del testo intonato.

L’uso del basso strumentale, introdotto negli ultimi sei madrigali del Libro quinto, non verrà più abbandonato. A partire dal Libro sesto (1614) Monteverdi esplora le possibilità espressive della monodia accompagnata e dello stile recitativo o rappresentativo (tale non perché usato sulle scene, ma perché adatto alla rappresentazione ideale di situazioni e affetti), amalgamandolo o contrapponendolo ad un sapiente impiego della compagine strumentale (in questo senso va inteso il titolo, Concerto, apposto al Libro settimo). I tre principali stati dell’animo umano (“concitato, molle, temperato”) sono rappresentati infine con altrettanti stili musicali nel Libro ottavo (Madrigali guerrieri et amorosi), e in particolare nel celebre Combattimento di Tancredi e Clorinda, il cui testo è estrapolato dalla Gerusalemme liberata di Tasso.

Fonti Web:
Parodos
Università Siena


Claudio Monteverdi

L’opera svolta da Monteverdi si colloca a cavallo di due epoche: con i suoi madrigali può essere considerato l’ultimo grande polifonista del Rinascimento e insieme apre la strada alla nuova musica, la “monodia accompagnata”, cioè il canto solistico dei primi melodrammi, che dominerà il mondo musicale dal ‘600 (il Barocco) e oltre.

Monteverdi compone nella sua vita 9 libri di Madrigali.

Nel Terzo Libro dei Madrigali, pur all’interno di una struttura ancora sostanzialmente polifonica, compare già l’uso di declamati, l’isolamento momentaneo di una singola voce, dissonanze non preparate e a volte molto violente, frammentazione del tessuto musicale.
Il Terzo Libro ebbe un successo strepitoso e il nome di Monteverdi cominciò a circolare negli ambienti colti delle corti italiane ed europee.

Ai madrigali del Quinto libro, del 1605, ancora polifonici a 5 voci, viene aggiunto per la prima volta il basso continuo, costituito da una linea melodica che il musicista scriveva in chiave di basso e che faceva da sostegno armonico a tutta la composizione; a partire da una sola linea (o voce) di Basso scritta dal compositore era necessario sviluppare "d'improvviso" (ovvero improvvisando) le altre voci necessarie alla completezza e pienezza delle armonie. Per il Basso Continuo, che verrà usato in tutto il periodo Barocco, veniva abitualmente incluso almeno uno strumento capace di suonare accordi, come il clavicembalo, l'organo, il liuto, la chitarra o l'arpa; inoltre, poteva essere compreso un certo numero di strumenti in grado di suonare note gravi, come il violoncello, il contrabbasso, il violone, la viola da gamba o il fagotto.
Sempre nel Quinto libro fa anche capolino la monodia, cioè la preminenza di una voce, normalmente il soprano, sulle altre. Tale tendenza giungerà a prevalere nel corso dei quattro libri successivi. (fonte: wikipedia)

L '«Ottavo Libro» è tra le raccolte di genere profano monteverdiane, l'opera maggiore e contiene lavori scritti in un periodo di 30 anni. E’ una raccolta, simmetricamente distribuita in canti «guerrieri» e «amorosi» e comprende composizioni quali il «Combattimento di Tancredi e Clorinda» e l’allegorico «Ballo delle ingrate».

Nella scena drammatica “Tancredi e Clorinda” l'orchestra e le voci formano due entità separate, che agiscono come copia una dell'altra. Ciò che fa spiccare questa composizione sulle altre, è il primo utilizzo del tremolo (una veloce ripetizione dello stesso tono) e del pizzicato (pizzicare le corde con le dita) per ottenere effetti speciali nelle scene drammatiche.


Lamento della Ninfa (dal vi libro madrigali)

Non havea Febo ancora recato al mondo il dì,
ch'una donzella fuora del proprio albergo uscì.
Sul pallidetto volto scorgeasi il suo dolor,
spesso gli venia sciolto un gran sospir dal cor.
Sì calpestando i fiori errava or qua, or là,
i suoi perduti amori così piangendo va:
"Amor", dicea, il ciel mirando, il piè fermò,
"Dove, dov'è la fè che'l traditor giurò?"
Miserella, ah più no, no, tanto gel soffrir non può.
"Fa che ritorni il mio amor com'ei pur fu, o tu m'ancidi,
ch'io non mi tormenti più.
Non vo' più ch'ei sospiri se non lontan da me,
no, no che i martiri più non darammi affè.
Perchè di lui mi struggo, tutt'orgoglioso sta,
che si, che si se'l fuggo ancor mi pregherà?
Se ciglio ha più sereno colei che'l mio non è,
già non rinchiude in seno amor si bella fè.
Nè mai sì dolci baci da quella bocca avrai,
nè più soavi, ah taci, taci, che troppo il sai."
Sì, tra sdegnosi pianti, spargea le voci al ciel;
così nei cori amanti mesce amor fiamma e gel.
*****



Video o Playlist su Youtube


Dal Secondo libro Madrigali

Dal quarto libro Madrigali

Dal sesto libro Madrigali


Dal Settimo Libro Madrigali


dall'Ottavo libro Madrigali



Fonti Web
su Monteverdi (1638)
Combattimento di Tancredi e Clorinda
Su Monteverdi