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Viaggio a Reims - 1988

MessaggioInviato: 29/08/2011, 9:42
da Antonio

Viaggio a Reims - 1988



Viaggio a Reims - 1988
Interpreti:
Corinna - Cecilia Gasdia
Marchesa Melibea - Lucia Valentini Terrani
Contessa di Folleville - Lella Cuberli
Madama Cortese - Montserrat Caballe

Cavalier Belfiore - Frank Lopardo
Conte di Libenskof - Chris Merrit
Lord Sidney - Ferruccio Furlanetto
Don Profondo - Ruggero Raimondi
Barone di Trombonok - Enzo Dara
Don Alvaro - Carlos Chausson
Don Prudenzio - Giorgio Surjan
Don Luigino - Petros Evagelides
Maddalena - Raquel Pierotti
Delia - Noriko Sasaki
Modestina - Gabriele Sima
Antonio - Claudio Otelli
Zefirino - Peter Jilosits
Gelsomino - Ramon V-Agylar

Orchestra e coro dell'Opera di Vienna - Wiener Staatsoper
Direttore Coro: Luigi Balocchi. Wiener Staatsoper
Direttore: Claudio Abbado
Regia: Luca Ronconi
anno: 1988





Re: Viaggio a Reims - 1988

MessaggioInviato: 29/08/2011, 9:50
da Antonio
Qualche notizia su..

http://www.dicoseunpo.it/blog/?p=431

Il viaggio a Reims, ovvero il viaggio mai fatto: Avevo visto in passato delle esecuzioni in video dell’opera, e ne ero rimasto affascinato. Ma, ripeto ancora una volta, e credo giusto farlo, non c’è ripresa video, film o DVD che possano simulare, neppure da lontano quello che si prova a teatro, ad avere davanti agli occhi il palcoscenico e cantanti-attori che vi si muovono, che sono davanti a te in carne e ossa. Se dalle riprese televisive mi sentivo affascinato, giovedì sera, davanti al palcoscenico scaligero le mie sensazioni erano di pura gioia. Se è vero, come dicono i filosofi, che la felicità è fatta di attimi, allora gli attimi trascorsi a vedere-ascoltare quest’opera straordinaria, ecco, li ho vissuto come felicità.

È ben noto che Rossini ha composto l’opera come cantata per celebrare l’incoronazione di Carlo X a Reims nel 1825. Dopo di che la partitura ha avuto una vita difficile; circa una metà Rossini l’ha utilizzata per un’altra opera, Le Comte Ory, il resto si è variamente disperso. Dopo l’occasione dell’incoronazione, Il viaggio a Reims non è stato più rappresentato fino al 1984 quando, dopo fruttuose ricerche è stato possibile ricostruirne la partitura e affidarla ad Abbado per il Festival rossiniano di Pesaro e l’anno successivo per la rappresentazione scaligera.

Essendo un’opera di circostanza, non ha una trama vera e propria. Un gruppo di persone di alto lignaggio e di diversa nazionalità si sono riunite nell’albergo del Giglio d’Oro e si stanno preparando a partire per Reims. Intendono partecipare ai festeggiamenti per l’incoronazione di Carlo X. Nell’attesa che vengano approntati i mezzi di trasporto, i diversi personaggi sono coinvolti in piccole beghe che sono un po’ l’asse portante dell’opera: Madama Cortese, la proprietaria del Giglio d’Oro si dà da fare per il buon nome dell’albergo e stimola il personale ad essere efficiente; la contessa di Folleville, francese, patita per la moda, è disperata perché i suoi preziosi abiti non arriveranno, ma si consola davanti al ritrovamento del cappellino; scoppia una lite fra il conte di Libenskof (russo) e don Alvaro (spagnolo) per l’amore della bella marchesa Melibea (polacca); Corinna, poetessa, canta una dolcissima canzone che distende gli animi; Lord Sidney, inglese, si dispera perché è timido e non riesce a dichiarare il proprio amore a Corinna, che a sua volta viene importunata da un bellimbusto, il Cavalier Belfiore, francese, tombeur de femmes, e così via. Altri personaggi di varia natura si intrecciano, come il barone Trombonok (tedesco), che funge un po’ da organizzatore, don Prudenzio, medico approssimativo e ignorante che fa brutte figure, don Profondo, collezionista di oggetti rari, che controlla che nulla manchi alla partenza, eccetera. Alla fine, disastro dei disastri, si viene a sapere che il viaggio a Reims è impossibile. Non ci sono cavalli disponibili. La comitiva dovrà rinunciare. Ma a riportare la gioia nei cuori arriva una lettera che annuncia che le vere feste si faranno a Parigi, dove re Carlo X si recherà subito dopo l’incoronazione. E allora tutto si illumina, e prima di partire per Parigi si farà qui al Giglio d’Oro una grande festa che vedrà ogni dissapore sorto nella giornata, riconciliato. Nella festa, i vari personaggi canteranno inni o canzoni della loro terra: quasi una prefigurazione antelitteram della UE.

È chiaro che con una trama così inesistente, tutta la drammaturgia è affidata alla fantasia della messa in scena: ogni episodio, grande o piccolo, deve trovare una soluzione scenica, tale che illustri una musica estremamente espressiva, frizzante, effervescente, ironica, che più che i personaggi, o la loro psicologia, si appella alle situazioni, ai piccoli dissapori, ai piccoli dispetti, alle piccole preoccupazioni di questa eterogenea folla che deve andare a Reims. Siamo quindi nel teatro più tipico della commedia dell’arte.

I numeri musicali sono 9: dopo l’introduzione orchestrale, che descrive il sorgere del giorno e annuncia il bellissimo e allegro tema del viaggio, vi sono arie per i soprani, di grande virtuosismo e coloratura, con trilli, glissandi, acuti, etc., pur con differenze molto palesi: la gioia dell’aria di madame Cortese fa contrasto con la disperazione dell’aria della Contessa Folleville che ha perso i suoi vestiti alla moda; le arie di Corinna, sono invece improntate alla dolcezza e alla poesia, e accompagnate dal dolce suono dell’arpa; aria disperata per un amore che non si conclude ci viene da Lord Sidney in uno splendido duetto col flauto, mentre un aria tipicamente da buffo è offerta da don Profondo, che esamina i bagagli prima della partenza. Molto belli sono i duetti, il cavalier Belfiore che tenta, senza successo di sedurre Corinna, e il conte Libenskof che si deve far perdonare dalla marchesa Melibea. Einfine i due grandi pezzi d’assieme: il sestetto e quello a 14 in cui l’invenzione rossiniana si sbizzarrisce nei modi più fantasiosi, con motivi che comunicano a volte disappunto (si pensi all’introduzione del brano d’assieme a 14, a cappella), a volte minaccia, a volte entusiasmo, a volte pace, a volte con pause improvvise e successivi ricuperi, e che si avviano a concludere con crescendi di grande forza propulsiva. Insomma una musica che per tutta la durata, non dà tregua, rapisce lo spettatore. Poi il finale: il famoso ritornello, con i balletti e quindi le canzoni-inni dei diversi paesi: l’inno tedesco e inglese, le canzoni russa, spagnola e polacca e francese, e infine la splendida aria tirolese, un vero e proprio jodler, di madama Cortese e Don Profondo.