Write comments

George Solti

13/10/2012, 13:13

FonteWeb

La musica secondo... Sir Georg Solti

Da uno speciale del 1987, in occasione dei 75 anni di Georg Solti.
Immagine

Sir Georg Solti, figlio di un commerciante, è nato il 21 ottobre 1912 a Budapest.

«Devo ammettere di aver avuto un bel po' di fortuna nella vita, ed una delle cose più fortunate che mi siano potute capitare è di essere nato in una città che aveva la più bella e migliore accademia musicale del mondo. All'Accademia Liszt di Budapest non c'erano soltanto degli eccellenti professori come Bartók, Kodály, Leo Weiner Dohnányi, ma anche un clima fortemente competitivo tra gli studenti. Noi studenti dovevamo suonare di fronte a tutta la classe che sedeva ascoltando le correzioni dell'insegnante - era una cosa crudele ma meravigliosa allo stesso tempo. Avevo dimostrato di possedere un grande talento pianistico fin da giovanissimo e a soli sei anni era ormai evidente che sarei diventato un musicista: a tredici fui ammesso come studente all'Accademia. Mi resi conto di voler diventare un direttore d'orchestra dopo aver ascoltato Erich Kleiber dirigere la Quinta di Beethoven. A diciotto anni mi recai segretamente dal direttore dell'Opera di Budapest per domandargli se mi fosse stato possibile esercitarmi e lavorare presso quell'istituzione. «Certamente è una cosa possibile» - mi rispose - «ma cosa direbbero i tuoi genitori? L'opera è un ambiente estremamente immorale e tu hai solo diciotto anni ». «Oh» - risposi - «non ci saranno problemi» e così fu, i miei genitori furono assolutamente d'accordo.
Gli anni che passai al Teatro dell'Opera - dal 1932 al 1939 - costituirono una preziosissima esperienza, permettendomi d'imparare qualcosa come trenta o quaranta opere. Non posso dire se fossi un buon direttore, ma ero sicuramente il miglior maestro sostituto che ci fosse. Nel 1937 ottenni una borsa di studio per recarmi al festival di Salisburgo dove arrivai presentandomi al presidente della manifestazione con una lettera di raccomandazione. Dopo aver letto la lettera il presidente mi chiese se conoscessi Il flauto magico perché il maestro sostituto era malato - c'era un'epidemia di influenza quell'estate - ed avevano urgente bisogno di qualcuno che suonasse alle prove. Fu così che conobbi il famoso direttore Dr. Graf e cominciammo subito le prove. Tutto andò per il meglio finché non notai un piccolo uomo sul palcoscenico; io ero nella fossa ma lo riconobbi immediatamente: era Toscanini che cominciò a dirigere. Ero terrorizzato e non mi rimase che sperare di suonare abbastanza bene per lui. Quando la prova terminò disse soltanto «bene»; quel «bene» significò per me molto più di ogni altra cosa che mi fosse successa prima d'allora. Fortunatamente per me l'epidemia influenzale continuò ed ebbi la possibilità di suonare alle prove del Flauto magico, dei Maestri cantori e del Fidelio. Alla fine del festival il presidente mi offrì il posto di maestro sostituto per l'anno successivo, il 1938.
Nel frattempo i giornali di Budapest avevano cominciato a notarmi e si domandavano: « C'è questo giovane che ha molto talento, non sarebbe possibile farlo lavorare qui?» Era assolutamente fuori questione: l'Opera di Budapest non aveva mai permesso ad un ebreo di dirigere. Certo mi potrete dire che Mahler l'aveva fatto, ma quando Mahler divenne direttore dell'Opera di Budapest non era gia più ebreo, essendosi ormai convertito al cattolicesimo - e non per ragioni professionali, ma perché ci credeva; rimase un fervente cattolico fino alla fine dei suoi giorni. Una persona di fede ebraica in un posto di stato all'Opera di Budapest era un fatto inaccettabile, ecco l'ostacolo che mi trovai ad affrontare.
Suggerisco sempre ai giovani di avere fede e costanza - bisogna credere in se stessi. Continuai così a chiedere di darmi una possibilità, finché un bel giorno il direttore mi mandò a chiamare - non il direttore che avevo conosciuto prima ma uno nuovo - e mi disse che l'undici marzo avrei diretto Le nozze di Figaro. Era la prima volta che dirigevo dalla fossa d'orchestra senza prove, e tutto andò sorprendentemente per il meglio. Dopo l'intervallo il cantante che impersonava il conte cominciò a fare un errore dopo l'altro e con mio sgomento non riuscii a capacitàrmene fino alla fine della rappresentazione: durante l'intervallo un'edizione straordinaria del quotidiano di Budapest aveva reso noto che le truppe di Hitler erano entrate a Vienna - era il giorno dell'Anschluss e mentre io non ero stato informato il baritono, anch'egli ebreo, ne era venuto a conoscenza durante la pausa e non riusciva a riaversi dallo shock.
Questa serata costituì una svolta decisiva nella mia vita. Sapevo di non avere più nessuna chance a Budapest, così queste Nozze di Figaro furono la mia prima ed ultima esperienza nella mia città natale. Evidentemente avrei dovuto abbandonare l'Ungheria nonostante fossi ungherese fin nel midollo. Gli ungheresi posseggono questa capacità di sentirsi talmente bene nel proprio paese che la vita fuori da esso pare loro assolutamente barbara: non ci sono neanche i caffè che noi amiamo così tanto frequentare! Continuai a provare quella sensazione finché non cominciai a diventare cosmopolita; adesso non appartengo a nessun paese, a nessuna città, il che ha i suoi lati sgradevoli ma anche alcuni vantaggi. Sapevo che avrei dovuto cercare di raggiungere gli Stati Uniti dove speravo che Toscanini mi avrebbe aiutato. Non appena Toscanini e Adolf Busch vennero a conoscenza dell''Anschluss annullarono il festival di Salisburgo, che quell'anno ebbe luogo per la prima volta a Lucerna. Fu così che il 14 agosto 1939 mi recai a Lucerna convinto di restarvi una settimana. Mio padre mi accompagnò alla stazione e quando salii sul treno pianse. Ero molto irritato dal suo comportamento, dopo tutto avevo ventiquattro anni e mi sentivo adulto, gli chiesi: «perché piangi? Sarò di ritorno tra una quindicina di giorni ... » «Si, si» - mi disse - «ma ...». Non ho più rivisto mio padre.

A Lucerna, Solti dovette aspettare molti giorni finché non si fece coraggio ed osò avvicinare Toscanini che si ricordava di lui e promise di scrivergli una lettera di raccomandazione, però per andare negli Stati Uniti aveva anche bisogno di un visto.

«Il trenta agosto ricevetti un telegramma che mi chiedeva di non tornare a casa; compresi benissimo cosa stava succedendo, sapevo che avrei dovuto trovare una soluzione e così restai in Svizzera. Non conoscevo nessuno in quel paese, ad eccezione del tenore Max Hirsch. Lo chiamai ed egli mi chiese cosa stavo facendo in Svizzera; io fui tanto ingenuo da rispondergli che ero in attesa di ottenere un visto per gli Stati Uniti, ed una volta soddisfatta la sua curiosità su quanto tempo mi sarebbe stato necessario (gli dissi che non ci sarebbe voluto più di qualche settimana), egli m'invitò a casa sua chiedendomi di fargli studiare Tristano. Rimasi a casa di Hirsch per un anno e mezzo. La prima volta cantò a Berna ed andò tutto bene, anche se devo ammettere che non riuscì mai ad imparare la parte alla perfezione. Verso l'inizio di ottobre ottenni un appuntamento all'ambasciata americana (il che non era assolutamente facile; centinaia di persone l'assediavano di continuo). Mi dissero che avrei ottenuto il visto soltanto se avessi potuto dimostrare di avere un ingaggio negli Stati Uniti. Fu così che mi misi in contatto con i molti amici ungheresi che risiedevano in America per domandare se potessero aiutarmi a trovare un lavoro. Sandor Salgo, un violinista che viveva in California, mi mandò una lettera d'ingaggio per la St. Louis Summer Opera per dirigere Lucia di Lammermoor. Ovviamente si trattava di una truffa. Non mi rimaneva che aspettare, ma prima dovetti inviare ad un direttore italiano circa 500 dollari e, dopo avere dato metà del mio capitale a questo gangster, ricevetti un documento che comprovava l'ingaggio per dirigere Lucia di Lammermoor alla St. Louis Summer Opera. Armato di queste carte mi recai tutto fiero al consolato dove non restai più di cinque minuti, il tempo necessario perché l'impiegato leggesse i documenti e li rimettesse sul tavolo con queste parole: «Questa è una frode bella e buona, non potrà ottenere un visto per gli Stati Uniti né ora né mai perché la segnerò su di una lista nera». Beh, adesso sappiamo che non è stato così, ma allora mi sentii finito, non mi restava niente da fare.»

A Solti si presentò una nuova possibilità: il concorso pianistico di Ginevra. Quando Solti s'iscrisse aveva trent'anni, il limite massimo d'ammissione. Un premio a Ginevra significava un po' di denaro, un po' di fama ed un concerto con l'Orchestre de la Suisse Romande di Ansermet. Alla prima prova Solti passò senza problemi, ma poi venne l'eliminatoria finale, l'esame decisivo per il talento, i nervi e la memoria.

«Dato che avevo sempre suonato a memoria mi recai al conservatorio di Ginevra soltanto un'ora prima del mio esame. Ero l'ultimo, per questo sapevo che non sarebbe stato il mio turno per un'altra ora e mezzo. Poi, durante l'ultima mezz'ora andai nel camerino per riscaldarmi le dita. Cominciai a suonare, senza anticipare nulla. C'era una fuga nella Sonata in la bemolle di Beethoven che avrei dovuto suonare, cominciai ma non sapevo dove dovevo mettere la mano destra. Cominciai di nuovo, e di nuovo ancora. Mi stavo gradualmente facendo prendere dal panico - immaginatevi, dopo quindici minuti avrei dovuto suonare di fronte ad un pubblico e non sapevo da che parte iniziare. Pensai che sarei dovuto andare a prendere lo spartito, ma mi era impossibile perché vivevo troppo lontano, così fui costretto a dire al segretario che mi sentivo male e che non avrei potuto suonare. Ma nella confusione il terzo concorrente aveva finito la sua prova ed io fui scaraventato sul palcoscenico e dovetti suonare. Era un rischio tremendo; ma devo aver suonato in trance perché non mi ricordo assolutamente nulla. In breve, vinsi il primo premio. Verso il 1943/44 ero diventato un pianista abbastanza noto in Svizzera, ma mi rendevo benissimo conto che avrei suonato solo fintanto che non avessi avuto la possibilità di dirigere».

1945 - la guerra finisce, i generi alimentari sono irreperibili, non ci sono treni ma tutti parlano di un nuovo inizio della ricostruzione; sia la musica che il teatro rinascevano. Solti scrisse al suo amico ungherese Edvard Kilenyi per chiedergli se ci fosse bisogno di lui nell'opera di ricostruzione della Germania (Kilenyi era ufficiale musicale con le forze d'occupazione americane a Monaco di Baviera). La risposta arrivò dopo poco tempo: Solti doveva recarsi il 15 marzo a Kreuzlingen dove l'avrebbe aspettato una Jeep dell'esercito americano.

«1946. Era nel bel mezzo della notte e la Jeep era scoperta, faceva un freddo terribile. Semi-congelato e nel buio non mi resi conto dello stato di devastazione finché non arrivammo a Monaco verso le due o le tre del mattino. Per la prima volta nella mia vita vidi fino a che punto era possibile distruggere; era una cosa indescrivibile; man mano che ci avvicinavamo al centro della città la situazione peggiorava, non c'era praticamente neanche una casa in piedi, soltanto un mare di macerie. L'impressione che ne riportai, io che in Svizzera non ero venuto a contatto con la tragica realtà del bombardamenti, era agghiacciante! Mi fu data una sedia e mi sforzai di dormire. La mattina seguente Kilenyi mi fece fare colazione (e non era facile, dato che ero un civile in una mensa ufficiali) e mi portò in seguito all'Opera. Bauchner, il direttore generale del teatro, disse: «felice di vederla, ma non abbiamo bisogno di lei». «Ma se mi avete chiesto di aiutarvi» - fu la reazione di Kilenyi - «ed io vi avrei portato questo giovane pieno di talento solo per vederlo rifiutare!» Kilenyi era sconvolto ed irritato, così chiamò un amico che faceva l'ufficiale musicale a Stoccarda, ed il giorno seguente mi recai in quella città con un treno tedesco semi-distrutto, con i finestrini rotti, ma non m'importava perché l'unica cosa a cui tenevo era dirigere. Arrivato all'Opera di Stoccarda domandai se potevo fare Fidelio, che non avevo mai diretto prima. Non dimenticherò mai l'imbarazzo che provai alla prima ed unica prova con l'orchestra: c'è una famosa aria di Leonore ed io chiesi dov'era il quarto corno - era scritta per tre corni, l'unica che Beethoven abbia mai scritto per tre soli corni! Fidelio andò benissimo e mi fu chiesto di recarmi dal ministro della Cultura del Baden-Württemberg per discutere un ingaggio. Aveva sentito dire che ero un buon direttore e voleva offrirmi un lavoro per il settembre seguente. Io accettai ed in seguito Bauchner, che aveva sentito il Fidelio, mi offrì un lavoro a Monaco. Per questa ragione Kilenyi mi riportò a Monaco un mese dopo. Bauchner mi offrì il posto di direttore musicale del teatro dell'Opera.
Fu un periodo splendido che ricorderò per tutta la vita. Si andava in scena al Prinzregenten Theater, l'unico posto in tutta Monaco dove era ancora possibile rappresentare un'opera - nonostante ciò anche questo teatro era in parte danneggiato, e sia i costumi che le scenografie erano andati distrutti. Per questa ragione eseguimmo il Requiem di Verdi, che non ha bisogno di scene, tre volte alla settimana. La mia prima opera fu Carmen. Faceva talmente freddo durante le prove che dalla mia testa cominciava a formarsi del vapore: il sudore si congelava ed evaporava. La cosa più incredibile è che non mi sono mai preso neanche un raffreddore. Le serate erano appena più calde grazie all'aiuto degli americani ed al calore corporeo del pubblico. I biglietti erano sempre esauriti, tanto che potevamo vivere confortevolmente con würstel e verdura tutti i giorni, ma niente frutta perché non ce n'era. Il morale era comunque alto, ognuno di noi era ottimista e sollevato. Il pubblico era sempre così folto che mi sconvolge pensare a quanto oggigiorno sia blasé il pubblico di tutto il mondo che si aspetta sempre il meglio come se fosse un fatto ovvio - niente è mai abbastanza buono. Quella gente nel 1946 veniva a teatro con un entusiasmo senza pari.
Avevo molto tempo a disposizione per studiare ogni pezzo e provarlo con i cantanti e con l'orchestra - adesso non c'è più quella mentalità, un direttore d'orchestra deve dirigere di tutto senza batter ciglio, tutto Mozart, Verdi, Strauss, Wagner etc.
Nel giugno del 1949 Richard Strauss tornava a Garmisch per il suo ottantacinquesimo compleanno. Dovevamo provare il Rosenkavalier ed egli arrivò alla prova generale dell'ultimo atto con Georg Hahn nella parte del Barone Ochs. In onore di Strauss demmo un concerto a sorpresa a Garmisch ed io eseguii la sua sonata giovanile per violino e pianoforte. Strauss fu molto gentile e m'invitò a casa sua dove mi recai con tonnellate di partiture - Elektra, Rosenkavalier - chi poteva insegnarmi meglio del compositore in persona? Non volle saperne: «è molto semplice» - mi disse - «se si recita il testo di Hoffmansthal a tempo ci si riesce». Ed è vero, non conosco un altro compositore che possegga la maestria di Strauss nel mettere le parole in musica. «Conosce Tristano? - mi chiese - ed io che lo avevo diretto a Monaco risposi di si. «Si è mai domandato perché nell'ultimo accordo suonano tutti gli strumenti all'infuori del corno inglese?» Non ne avevo la minima idea ed egli mi spiegò che il corno inglese è il simbolo del veleno e che nella morte non c'è veleno, pertanto nell'accordo finale non compare il corno inglese. Avrebbe voluto continuare a parlare ma sua moglie Pauline mi pregò di andarmene cosicché Strauss potesse riposare nel pomeriggio. Morì quella stessa estate ed io ebbi l'onore di suonare al suo funerale. Pauline morì pochi mesi dopo - senza il suo Richard non poteva sopravvivere. Tutto andò per il meglio a Monaco, dove imparai e diressi circa quaranta opere nel corso di sei anni - il che non era un compito facile, cui si aggiungeva inoltre la direzione del teatro, l'insegnamento e lo studio, di giorno e di notte. Persi il ritmo, poi incontrai Harry Buckwitz che m'invitò a raggiungerlo presso il suo nuovo teatro a Francoforte che doveva essere inaugurato nel settembre 1952. Accettai senza pensarci due volte.»

I dieci anni che seguirono segnarono il passaggio ad una carriera di carattere internazionale: da Francoforte Solti partì per tenere i primi concerti in America. Que­sta volta sia i contratti che il visto erano autentici. Nel frattempo la Royal Opera House, Covent Garden, lo aveva invitato a dirigere Rosenkavalier.

«Arrivai a Londra nel dicembre del 1959. Fu un esecuzione fatale perché il presidente del teatro, Lord Drogheda, era talmente entusiasta che mi offrì l'incarico di direttore musicale. Fui molto sorpreso e gli risposi che mi sentivo molto onorato della sua proposta ma che non l'avrei mai accettata. Erano ormai quindici anni che dirigevo opere ed avendo ricevuto un invito da parte della Los Angeles Philharmonic non avrei voluto rinunciarvi. Fu allora che il mio angelo custode si presentò sotto le spoglie di Bruno Walter. Lo avevo incontrato precedentemente a Los Angeles ed andai a chiedergli consiglio sull'offerta del Covent Garden. Mi disse che avevo torto e che era mio preciso dovere accettare l'offerta. «Non deve interrompere la linea generazionale; la vecchia generazione si sta gradualmente ritirando dell'opera e la nuova deve accettare la sfida di continuare altrimenti si formerà un abisso incolmabile nella tradizione». Mi persuase. Londra fu un capitolo strano ma fondamentale nella mia vita. All'inizio detestavo la città, non riuscivo a parlare correttamente e la gente mi disprezzava giudicandomi troppo 'prussiano', mi chiamavano il Prussiano del Covent Garden. Mi ci volle un bel po' di tempo per familiarizzarmi col modo di vita inglese e per imparare ad apprezzarlo. Ma ci volle anche molto tempo perché gli inglesi capissero che il mio non era un atteggiamento dispotico ma che tentavo semplicemente di incoraggiare la gente a migliorare. Inizialmente la ritenevano una cosa strana. Sono estremamente grato all'Inghilterra di avermi fatto sentire a casa - non mi ero più sentito così da che avevo lasciato l'Ungheria; in Inghilterra incontrai mia moglie, e i miei due figli sono nati in quel paese. Ovviamente tutto questo ti fa sentire a casa, che per me si trova dov'è la mia famiglia.».
Ciononostante Solti voleva diventare direttore di un'orchestra sinfonica. La Chicago Symphony Orchestra stava cercando un direttore di altissima qualità, con talento ed energia. Il posto fu offerto a Solti che lo accettò.
«Nel settembre del 1969 diedi il mio primo concerto a Chicago in qualità di direttore musicale. Quel settembre si allungò fino a diventare diciotto interi anni, i diciotto anni musicali più felici della mia vita. Sono fiero di poter dire che in diciotto anni non ho mai avuto occasione di litigare con l'orchestra. Non ho mai parlato 'fortissimo', e lavoriamo sempre più nel sereno accordo musicale. All'inizio pensavo che fosse soltanto una luna di miele e che presto sarebbe finita. L'orchestra era famosa per essere difficile, era chiamata il cimitero dei direttori perché ne bruciava uno dopo l'altro. Io non sono ancora morto. Sono direttore di questa orchestra da diciotto anni ed intendo rimanerlo ancora a lungo, almeno finché il fisico regge. Con un direttore che rispetta, quest'orchestra esegue una sinfonia di Beethoven o di Brahms con l'entusiasmo della prima volta; è una cosa che io trovo commovente ed è la ragione per cui sono restato qui così a lungo. Abbiamo tenuto più di settecento concerti assieme, inciso innumerevoli dischi, siamo apparsi moltissime volte in televisione, ed abbiamo ripetutamente viaggiato insieme: è un ottimo matrimonio. La comprensione e la stima sono reciproche.»

Negli ultimi trenta anni Sir Georg Solti è stato intimamente legato ai Wiener Philharmoniker con i quali ha fatto un'incisione storica come il Ring wagneriano. Lohengrin segna il punto finale con cui Sir Georg completa l'incisione delle principali opere di Wagner - registrate tutte (eccettuato Il vascello fantasma) con i Wiener Philharmoniker.

«Erano molti anni che mi si chiedeva d'incidere Lohengrin, ma io non volevo farlo per due ragioni: non mi piaceva molto e non riuscivo a trovare il cast giusto. Lavorare al Lohengrin mi ha cambiato moltissimo ed ho scoperto profonde affinità con esso. Ritengo d'aver trovato il cast ideale: nel caso di Jessye Norman e di Placido Domingo non posso che dire che sono meravigliosi, ma anche gli altri sono cantanti eccellenti. Nel corso della registrazione del Ring ho inciso con Birgit Nilsson e Hans Hotter, e molti altri cantanti importanti tra cui Windgassen, Frick, e Christa Ludwig. Se dovessi fare tutto l'elenco mi troverei a narrare la storia dell'opera e del disco degli ultimi quarant'anni.
Mi si chiede spesso il segreto della mia inesauribile energia: l'unico segreto consiste nella mia abituale pausa estiva durante la quale mi ritiro per sei, sette, talvolta otto settimane nella mia casa italiana, non per lavorare ma per giocare con i figlioli, passare un po' di tempo con mia moglie, giocare a tennis, fare delle nuotate, delle passeggiate e condurre una normalissima vita privata. Ma devo ammettere che è molto difficile, mi ci vogliono diverse settimane per bandire dalla testa ogni pensiero musicale, per smettere di sognare e nutrirmi di musica. È la terribile condanna di un musicista, ma dopo alcune settimane la situazione migliora e divento una persona normale.
Dopo due o tre settimane, però, devo gradualmente riprendere il lavoro, prima un'ora al giorno poi un po' di più, nello studio che mi sono fatto appositamente costruire vicino a casa. Da lì posso vedere il mio cortile incantato, ho anche un vecchio tavolo il cui piano ha circa cinquecento anni: i monaci lo usavano come desco (mensa, n.d.t.) nel medioevo - i pasti erano consumati in assoluto silenzio, meditando. È un posto ideale per studiare.
Ho ancora due desideri: il primo e più importante è che possa vivere ancora abbastanza per andare al matrimonio delle mie figlie e conoscere i miei nipotini; il secondo è che non possa mai essere soddisfatto del mio lavoro - se dovessi svegliarmi ed esclamare 'ieri sono stato perfetto!' sarebbe la fine della mia evoluzione musicale. Si, desidero che il mio lavoro migliori sempre più.»

Re: George Solti

13/10/2012, 13:21

Georg Solti: the making of a musical colossus

FonteWeb

Hungarian-British conductor Georg Solti is one of the most important figures in 20th-century music. On the centenary of his birth, his widow, Valerie, and some of the musicians he inspired celebrate his genius, his compassion and his legacy
FOTO-GALLERY


In February 1965 the Hungarian director of the Royal Opera House – emerging as incontestably the greatest conductor of his generation – flew to Tel Aviv to lead a series of performances by the Israel Philharmonic. Georg Solti had for a while been much enamoured by young television reporter Valerie Pitts, who had interviewed him in the Savoy hotel a few months previously, in September 1964, and he had pressed her to join him on the road. Early in March 1965 she duly arrived in the Middle East and Solti was asked by the singer Ken McDonald how long the comely blond visitor was planning to stay. "For the rest of her life," replied the maestro.

Pitts had been working as an interviewer and announcer for the BBC, with her own programme covering cultural events in the week ahead. "I wrote and researched the programme during the previous week, ready for transmission on a Monday evening," recalls Lady Solti today. "At the end of August there was a last-minute change of plan. The clip of the new film I was going to talk about was held up in customs. I was in a total panic. It was Friday afternoon and I had to find an item. So I thought: the Royal Opera House – maybe they've got a ballet or an opera – and Sheila Porter in the Opera House press office said, 'Well, there's always Solti. He's doing a new Ring.' She rang back a few minutes later, saying: 'He'll do it. Make yourself pretty and be there at 11, at the Savoy.' That was all very well but where on a Friday at 5.30 was I going to find a film crew for the next day?

"A minor miracle happened – the BBC could send a crew, providing I could finish in time for them to be at Arsenal football ground for the kick-off. So off I went to interview Solti, without knowing quite what I was going to talk to him about. I knew nothing of the Ring, except that it was very long, in German and by Richard Wagner."

"When I arrived at the Savoy the film crew were becoming agitated as there was no sign of him. The receptionist told me that Dr Solti was in his room. I went up in a lift which was transformed into a red lacquer temple, found the room, knocked on the door and a guttural voice said: 'What do you want?' I said I was from the BBC, and suddenly the door flew open and there he was, wrapped up in steaming towels. 'My dear, I'm so sorry,' he said. 'I forgot. Do you think you could find my socks?'

"So I was looking for his socks under the bed and suddenly the door flew open and there was the head of the opera house press office, saying: 'Valerie, what are you doing there?' – with me, bottom in the air, searching for Solti's socks."

The young reporter admitted to the maestro: "I'm not awfully good on opera. Truthfully, I don't like it much because I saw a frightful production in Frankfurt – Elektra, I think. It was horrid."

There followed a terrible pause, then Solti's brown eyes twinkled. "My dear, what year was that?" he asked. Then he laughed: "Thank you very much. I was conducting."

"And that's how it all began," says Lady Solti. "I was bewitched – captivated – by this man, and logic and pragmatism just flew out of the window. It was a coup de foudre. After months of turmoil I went to Israel. I arrived to a hotel room which he had filled with vases of carnations and antirrhinums. A few days later he dictated my letter of resignation to the BBC!"

We are speaking in Solti's London studio which is rather like a museum, now frequently used by young musicians as a place where they can study and rehearse. The place is vibrant with creativity. On Solti's old desk is a fragment of the living past – a score of Bach's St John Passion, on which Solti was working when he died, covered with his hallmark annotations in lead pencil and red crayon – his two strata of excavation and analysis of the composer's intent.

Next month marks the centenary of the birth of the conductor, musician, visionary, jester, husband and father who bore witness to, and embodies, his time, the core of the 20th century, and whose genius – a word too liberally used nowadays – not only towered over the music-making of his lifetime but radically changed it in ways that are only now becoming clear.

Fittingly, the 100 years that have passed since his birth will be celebrated in the city he made his musical home, Chicago, with a concert by the World Orchestra for Peace – which Solti founded in Geneva in 1995 for the 50th anniversary of the United Nations. The concert will be on his birthday, 21 October, at Symphony Centre in Chicago. (Another concert will have taken place in New York at Carnegie Hall on 19 October). The World Orchestra for Peace is made up of the finest musicians on the planet, who volunteer to convene from time to time to deliver the message embodied by the orchestra's name. Solti did this: resurrecting a very 19th century, romantic and didactic purpose for music into the ravaged 20th century – and now the orchestra performs in his name, beyond his lifetime, into the ominous 21st. The concert will be conducted by Valery Gergiev, and feature musicians who were part of Solti's mission to encourage newcomers and to hand on to future generations what he had learned from his own masters. Two great stars, Angela Gheorghiu and René Pape, both of whom began the formative part of their careers with Solti, will be joined by as yet unknown young singers from the Georg Solti Accademia, a masterclass in bel canto singing which is held annually in Solti's Italian home of Castiglione della Pescaia.

But Solti did so much more: he made music of magic and quality, entwining power and clarity, that no other interpreter of his time – not even Karajan, Jansons, Ancerl, Böhm or Bernstein, in what is rightly considered music's golden age – could match. In the studio, Solti revolutionised the science and art of recorded music so as to democratise it at the highest – still unsurpassed – level of atmosphere and sound quality. And in concert, Solti is the only name one can speak in the same breath as those that dominated the generation that preceded him – astride both the second world war and the iron curtain – Evgeny Mravinsky in Leningrad and Wilhelm Furtwängler in Berlin. Solti was the true heir to their legacy on record, and their way of electrifying live performance through blending restless and rigorous perfectionism with explosive spontaneity.

Georg Solti was born György Stern, the son of Teréz Rosenbaum and Móricz Stern. At the end of the first world war Hungarians with Germanic surnames were encouraged to adopt Hungarian names. His parents kept the family's original surname but his father decided the children's names should be changed to help their careers. He chose Solti at random – the name of a small Hungarian town. Thus Georg kept the same initials, GS. In his autobiography, Solti describes his father as a businessman who "trusted everyone and was often cheated". Young Solti was admitted to the Academy of Music in Budapest, where he studied piano and composition, and thereafter became a repetiteur at the state opera.

But as a Jew, Solti and many others employees of the opera house were dismissed once anti-Jewish laws came into force. As is still the case today, it is difficult for young conductors to find work so Solti went to Karlsruhe in Germany, where he was hired by the great Josef Krips, who was duly denounced for hiring an Ostjude – a Jew from the east. In 1937, while attending rehearsals at the Salzburg festival, he was asked to replace one of Toscanini's assistants, who could not play because of illness. In 1938 the officials of the Hungarian Opera, having heard that Solti had worked with Toscanini, invited him to conduct a performance of The Marriage of Figaro with the Budapest Opera. The date was 11 March 1938. It was a great day for Solti and his family. Halfway through the performance the news broke of German troops marching into Vienna. The show ended and he never conducted an opera there again.

The Hungarian composer Antal Doráti heard of his young friend's dilemma and invited him to join him for two weeks in London, conducting for Colonel de Basil's Ballets Russes. From there Solti made his way home where, in August 1939, "at the age of 26," he wrote, "I said goodbye to my mother and sister." At Budapest station he was seen off to Switzerland by his father on the very day that war was declared. "I was never to see him again," Solti would write.

There are remarkable pictures of Solti during his wartime years as a refugee in Zurich. In those days people made photographs of themselves into picture postcards, and Solti sent home cards of himself posing in Alpine dress outside his mountain chalet. He described himself as "desperately lonely and depressed" as he waited for war to end, though he occasionally conducted the Zurich orchestra in the Kleine (junior) Tonhalle.

After the defeat of Nazi Germany, Solti was invited to – of all places – Munich. His decision to establish himself as a Jew among the ravages of the Reich was astonishingly foresighted; he was among the few to understand postwar Germany and Europe right at their inception, compelled by Winston Churchill's speech in Zurich inviting Germany and France to build a "new Europe" on the ashes of war. He also confessed: "Like Faust, I would have been prepared to make a pact with the devil and go to hell with him in order to conduct." Directorship of the Bavarian State Opera in 1946 was his first and crucial post. "It was a heroic time, both for Germany and for myself," he wrote. Lady Solti reflects: "People asked: 'But how could you, as a Jew, go to Germany?' I think Gyuri [short for György] felt: look, we're all young people in our 30s, and it's our mission to create a Europe in which that cannot happen again. What were [we] to do with Germany? Put a barbed wire fence around it? But he didn't go there as a missionary – he went because he was offered a job. It was also fortuitous – Germany was de-Nazifying, and it must have been an amazing time."

Solti moved on to Frankfurt, then London – succeeding Rafael Kubelík as director of Covent Garden in 1961, and by the mid-60s bringing the house to a zenith. Solti wrote later: "I have a British wife and two British daughters, and British I shall remain"; but also: "I am a committed European," He was never really settled; his orchestral career was centred on the Vienna Philharmonic and Chicago, and he wrote later: "My term as musical director of the Chicago Symphony Orchestra was the happiest time in my professional life." This was a Hungarian who as a refugee made Switzerland his home, then came to raise a family in London, had a house in Italy and an orchestra in America – a man without race or nation. Lady Solti says: "He hated the term 'cosmopolitan'. Let's say he was a man who had lost his family and his country, so that home was wherever his own family was, and wherever he was making music. He was a person of the world; with a deep sense of the world, and a belief in the new Europe, right from its very beginning."

It is hard to express what it is that elevates a great artist over a very good one, and impossible to account for the creative sorcery which enables someone like Solti to tower even above the greats, to achieve what he could with an orchestra, on record and in performance. There are certain composers on whose work Solti has stamped his mark with a distinction that has never been equalled, nor probably ever will be, so that his conduit of their intentions has become integral to the experience of listening to them: Wagner, Strauss and Mozart arguably – Mahler unquestionably. I remember sitting enthralled – even in adolescence, knowing little of the context – ear-to-the-speaker with my new edition of Mahler's Resurrection Symphony, bought with pocket money. And in concert: Solti's shattering Mahler Ninth at the Royal Festival Hall with the Chicago orchestra in 1981 left anyone who heard it dazed with wonderment. It is due almost entirely to Solti that Mahler's music moved from relative obscurity in the early 1960s to the sell-out position it now occupies in the performing repertoire.

Lady Solti is captivating on her husband's discovery of Mahler: "I think he recognised the sounds in Mahler as those of where he came from. He knew some of those sounds intuitively, the cowbells, they called to his intuition, and were familiar to him. He would say: this music is wonderful but we never hear it."

Just as Solti had understood the new Germany while most (in his and every field) were still mired in wartime thinking, he also understood the need to perform and record Wagner. Richard Wagner was seen after the war as the composer whose antisemitism and interpretation of Teutonic myth was adulated, some would say kidnapped, by the Nazis. Yet it was his music Solti now performed to a standard no one but perhaps Fürtwangler had achieved. (But then Fürtwangler was – albeit as a man of genius fraught with political dichotomies – conductor of the Berlin Philharmonic under the Third Reich.)

"Maybe," says Lady Solti, "he knew the full background and chose not to take any heed. Or maybe he just wiped all that from his mind when it came to Wagner. I honestly don't know. But I do know that people just did not talk about the horrors at that time. They were not looking back because they were looking forward with their duty to make a new and better world."

She continues talking about her husband "wanting to live every moment". This was, she says, "part, I am sure, of the survival thing he always had, like every Jewish-central-European of his age. He was Jewish with all that means in terms of the history of his generation – with an understanding of people and of survival that Anglo-Saxons have never really had to learn. I think the survival thing is crucial.

"He had a sense of the beauty in all things, something I would call spiritual rather than religious. He told me his father would pray when eating the first fruit of the season. I remember so clearly the special moment for Solti when he ate the first apricot, cherry or peach in Italy. He loved animals and birds and used to ask, 'How can humans kill animals and birds for food?' He loved listening to the birds singing in the trees, and he would whistle to them and they in turn would answer him, because of course he had perfect pitch. He loved the sea – looking at it and swimming in it – but disliked sailing on it."

He took pleasure even in the little things, and would be "ridiculously happy winning at games – ping-pong, tennis, cards or bridge, particularly if he bid a grand slam and made it. He loved trains and railway stations, and introduced me to the glories of station buffets, particularly the one in Lausanne in Switzerland and the Gare de Lyon in Paris. He had such an enthusiasm about everything he did and wanted to share everything – food, music, nature, jokes, literature. It was the same with music – the joy of working with an orchestra he loved, the joy of being with his musician friends, and the pleasure of working with the musicians around him and sharing the music.

"He was a working musician," Lady Solti continues, "fundamentally a working musician. Although he became a star he was also an artisan, working with and for the music. He used to say: 'No matter what statements I make, no matter who I know and what receptions I go to, I am first and foremost a musician – that is what I am: a musician at the service of the composer whose music I am playing.'"

Solti was known by everyone he met or worked with for a blend of striving and of perfectionism – for pursuing the unattainable, never satisfied with what he had achieved, however magnificent it was hailed as being. "He once said," says Lady Solti: "'If ever I tell you that was a good performance, you know I am not well.'". In his autobiography Solti describes how he learned from Fürtwangler – of whom he speaks as something like the teacher he never had – "that all serious artists are often dissatisfied with their work".

There was another riptide cutting beneath this dissatisfaction, this striving: "Gyuri used to say that the musician is the servant of the composer, and no one could ever be certain exactly what the composer's intention was, they could only try their best. Perhaps that was a reason he was never satisfied." Although he loved accolades, he always said that nothing in his entire career had made him happier than when he was playing the piano for a rehearsal in Salzburg in 1937, and felt a presence behind him. It was Toscanini, and Toscanini simply said: "Bene."

"Gyuri always said that no accolade in his entire life matched that single word from Toscanini."

In 1969 Solti became music director of the Chicago Symphony Orchestra. It was in the windy city that Solti became so rooted in local lore that his image was used on posters to advertise both the orchestra and the Bears football team, under the slogan: "We both know a good score".

"If he had a musical home," says Lady Solti, "it must surely be Chicago." And yet, for a family with two daughters, "this was a compromise. I'm an only child, and he had no family – so here were these two desperate creatures, with two lovely little girls – but no family structure apart from my parents. We thought, in our innocence, we could do it all. For him, it was the music and the joie de vivre, and for me – well, I just hit the ground running – and I still am in a way. Initially, the girls went to school in London and Chicago but it didn't really work. So from that point onwards the schedule in Chicago was planned years ahead to incorporate school holidays, and we'd go to faraway places and the girls would travel with us. But in summer we would all go to Italy where the maestro had his studio in the garden and divided his time between studying and spending time with the children.

"People would ask: 'Where do you live? Where's home?' – and it was difficult to say. It would have been nice to have a little cottage with roses round the door but that didn't come into it really." Lady Solti throws back her head, laughing. "We were Gypsies, nomads – we always thought it would be fantastic to have some kind of amphibious, aeronautical caravan and trailer that could fly and sail to wherever we wanted. That would have been my dream."

For the last twenty years of his life, Solti engaged one man to be something like a master of ceremonies, an executive director who made sure that the conditions were right for the music-making, keeper of the gates marked budget and logistics.

Charles Kaye, now director of the World Orchestra for Peace, remembers being told: "I'm looking for someone who can look after all this" and thinking: "What can I bring to this? I'd worked with Lucia Popp, Nicolai Gedda, Askenazy – but Solti was God in this world."

Kaye gives a description of Solti at work: "He would look at a work he had performed a hundred times before, but was still excited to see a new, unmarked score. And he's start to mark it; first in pencil, then in red" – and Kaye produces, across the table of a friend's kitchen in Hampstead, a score by Brahms, thick with annotations and notes; a soft, probably 2B pencil, then the red crayon.

"What he did better than anyone else in the world was study the music, and turn his ideas into action. You could watch him working it out, having a hundred ideas a minute for a recording or a performance, the cast or conditions he wanted. My job was to enable him to work in the best conditions possible – what would Solti need in order to make this performance or recording the best possible – and send the shopping list ahead. Occasionally I'd have to say something like 'We'll never get that past Decca', but there was no saying no, unless there was a very good reason."

It is incontestable that Solti both revolutionised recorded music and set a standard of sound that has never been attained since. His Wagner Ring cycle from the 1960s was recently crowned by BBC Music Magazine as the greatest recording feat of all time. Solti assembled around him a group of producers and engineers who became known as "the Decca boys" under John Culshaw at a time when the British label was at its zenith. "At the time," says Lady Solti, "when television was new, and later with the advent of colour television and the development of video, there was also an excitement around what could be done for the gramophone after the advent of the long-playing record." A democratic urge was at work in Solti's enterprise – that the mass dissemination of music in the home should be of the highest quality.

And there was also science. John Pellowe joined the Decca boys as a young engineer from north London who "didn't make it to university" but was blessed with synesthesia – seeing music as a series of colours. Not a great musician, but instinctive about music at a time when Britain led the world in acoustics and gramophone equipment – Wharfedale, Kef and Quad. "The idea that we could make recorded music with breadth and width like that," says Pellowe, "enabled a whole new generation, a new era, in music. And Solti had a real passion for the studio – he fuelled the central tenets of what the philosophy of recording became. It was something primaeval – he knew what he wanted. Solti was fascinated by acoustics, by an acoustic space. He understood that the acoustic space can be just as important as the notes on the score or quality of the musicians."

Pellowe adds something the truth of which matters less than the fact that he feels it: "Valerie may disagree with this but I think he saw his recording career as more important than his concert conducting career. A studio is a studio, and Solti understood what that meant."

Pellowe would record with Solti in Kingsway Hall in Holborn, "a scruffy old place he loved to work in", and the Sofiensaal in Vienna, "an old swimming pool boarded over to make a dusty old ballroom, with a lovely acoustic, though a little small for Wagner". With his team, Solti established a system of recording with what Pellowe calls "the Decca tree" of three omni-directional microphones 10ft 6in above ground to capture the sweep of the sound as it flew over the conductor's head, then more directional mics to spotlight the woodwind and the back of the orchestra. "We used fewer mics than our competitors but I think to greater effect," he says.

Recordings were made, Pellowe recalls, in "long sessions, whole movements – not little slices like some conductors. Solti would play it back, listen while marking up his score, and go back to do some sections again."

But there was a human element to this: "Solti would talk directly to me, unlike most others. It was not the common situation, where you have the conductor talking to the producers who then relay the information. Solti consulted everybody; it was a team effort, and Solti was part of that team. And when it was done, he'd throw parties for all of us. No one was taken for granted. That's what made it special, and that's how he was the greatest influence on all our lives, certainly mine."

Pellowe went on to devise the revolutionary "constellation system", the creation of an electronic "stage shell" around an orchestra playing in a vast or outdoor arena but hearing itself as though in a perfect acoustic setting. He concludes: "Whatever I do is the legacy of working with Solti."

With its origins in an orchestra assembled at Buckingham Palace for Solti's 80th birthday in 1992, and a project at Carnegie Hall bringing together musicians from the conservatoires of America, the World Orchestra for Peace staged its first concert in 1995 in Geneva to commemorate the 50th anniversary of the founding of the United Nations. But the timing could not have been more horribly ironic: Solti conducted a fine performance for the UN members and secretary-general Boutros-Boutros Ghali. Just a few days later, only an hour's flight from Geneva, UN soldiers delivered the people of their own UN-declared "safe area" of Srebrenica to execution squads under the command of General Ratko Mladic, currently on trial for genocide, and looked on as 8,000 men and boys were taken to be summarily massacred by Bosnian Serbs.

The international peace orchestra fared better than the organisation it celebrated. It was, says Lady Solti, "a notion that some thought untenable at first until Solti turned round during the first rehearsal and said: 'It works!' From that moment it became a gathering of the best and most committed orchestral players in the world."

It performed – among many other extraordinary concerts – Mahler's 5th Symphony under Gergiev at Krakow to mark the 60th anniversary of the liberation of Auschwitz. And next month the orchestra marks Solti's birth in 1912. The concert takes place in Chicago rather than Solti's birthplace of Budapest but includes Concerto for Orchestra by Béla Bartók, the composer next to whose grave Solti is himself buried.

Clarinettist Larry Combs and horn player Gail Williams are husband and wife, and play for both the Chicago Symphony and World Orchestra for Peace. "It's such a thrill to play with the best of the best from all over the world," says Combs. "I sit next to a man called Viktor Kulik in the clarinet section – I speak no Russian, he speaks no English, with only the music to communicate – so that we understand each other perfectly!"

Combs recalls: "When we started, no one thought an orchestra of people who did not know each other could work at this level of quality – but it does, equally well with Gergiev as it did with Solti."

His wife, Gail Williams, says of Solti: "It's one thing to be a talented musician, as many are today, but they don't have a plan, like Mr Solti did. He had this bigger picture beyond the symphony or the opera itself. I was young when I joined, and he infused me with the greater colours of sound and his rhythmical integrity – he was like a metronome. He said what he thought and wanted, and made us think about that bigger musical plan. And his expectations were high: he had not only learned the piece before we first sat down to work but lived with it – and he demanded of us to have done the same."

During the months leading up to his sudden death in 1997, BBC's Omnibus programme made a serendipitously important film with and about Solti. It is charged with poignant exuberance rather than sadness; it bursts with Solti's wise effervescence, even in old age, perhaps especially in old age, as he returns to face the country he had left. Solti reflects and talks his way through a visit of homage to his grandparents' grave, a performance of music by children from his home village in the presence of its young mayor; he walks the corridors – and revisits students in the practice room – of his alma mater, the Liszt Academy. And he sits, at the programme's end, on a bench looking over Lake Balaton where he swam as a child.

He died a few weeks later. He is buried in Hungary, and the inscription on his grave is one word: "Hazat" ("has come home").

Re: George Solti

13/10/2012, 13:27

Documentario sulla Registrazione del Ring - 1962-65




PARSIFAL






Il Prologo del 3' atto



La nona di Beethoven con J. Norman ..



la Sesta di Bruckner

Re: George Solti

13/10/2012, 13:57


RING _ SOLTI _ WIENER 1958-1965


Immagine

Direttore: Georg Solti
Orchestra: Wiener Philharmoniker


DAS RHEINGOLD

Wotan: George London
Donner: Eberhard Wächter
Froh: Waldemar Kmentt
Log?: Set Svanholm
Alberich: Gustav Neidlinger
Mime: Paul Kuen
Fasolt: Walter Kreppel
Fafner: Kurt Böhme
Fricka: Kirsten Flagstad
Freia: Claire Watson
Erda: Jean Madeira
Woglinde: Oda Balsborg
Wellgunde: Hetty Plümacher
Flosshilde: Ira Malaniuk

registrato a Wien - 24sett.-8 Ott. 1958
Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

--------------
Die Walkure


Siegmund: James King
Sieglinde: Régine Crespin
Wotan: Hans Hotter
Brunnhilde: Birgit Nilsson
Hunding: Gottlob Frick
Fricka: Christa Ludwig
Gerhilde: Vera Schlosser
Ortlinde: Helga Dernesch
Waltraute: Brigitte Fassbaender
Schwertleite: Helen Watts
Helmwige: Berit Lindholm
Siegrune: Vera Little
Grimgerde: Marilyn Tyler
Rossweisse: Claudia Hellmann

Registrato a Wien 29 Ottobre -19 Novembre 1965
Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

-----------------------

Siegfried


Siegfried: Wolfgang Windgassen
Mime: Gerhard Stolze
Brunnhilde: Birgit Nilsson
Wanderer (Wotan): Hans Hotter
Alberich: Gustav Neidlinger
Fafner: Kurt Böhme
Erd?: Marga Höffgen
Waldvogel: Joan Sutherland

Registrato a Wien - 8 Maggio - 5 Novembre 1962
Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

....................

Gotterdammerung


Brunnhilde: Birgit Nilsson
Siegfried: Wolfgang Windgassen
Hagen: Gottlob Frick
?lberich: Gustav Neidlinger
Gunther: Dietrich Fischer-Dieskau
Gutrune: Claire Watson
Waltraute: Christa Ludwig
Woglinde: Lucia Popp
Wellgunde: Gwyneth Jones
Flosshilde: Maureen Guy
1 Norne: Helen Watts
2 Norne: Grace Hoffman
3 Norne: Anita Välkki

Registrato a Wien - 20 Maggio - 24 Novembre 1964
Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

Re: George Solti

14/10/2012, 15:40


Così Fan Tutte

CAST


Fiordiligi Pilar Lorengar
Dorabella Teresa Berganza
Ferrando Ryland Davies
Guglielmo Tom Krause
Despina Jane Berbié
Don Alfonso Gabriel Bacquier

Conductor: Sir Georg Solti
Orchestra/Ensemble:
London Philharmonic Orchestra,
Royal Opera House Covent Garden Chorus


1973
CD: Decca, 475 7033

Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

Re: George Solti

26/10/2012, 10:51


Solti 100 - RadiOpera

Ottobre 2012

Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti





Martedì 23 Ottobre - 00
Immagine
Immagine
Carmen -

Musica di G.Bizet

Immagine

Cast

Tatiana Troyanos /Carmen
Placido Domingo /Don Jose
Jose van Dam /Escamillo
Kiri Te Kanawa /Micaela
Norma Burrowes /Frasquita
Jane Berbie /Mercedes
Michel Roux /Dancaire
Michel Senechal /Remendado
Pierre Thau /Zuniga
Thomas Allen /Morales
Jacques Lorau /Lillas Pastia
Pierre-Jean Remy /Führer
Chor: John Alldis Choir
Choreinstudierung: John Alldis
Chor: Knabenchor der Haberdashers Aske's School, Elstree
Choreinstudierung: Alan Taylor
Orchester: London Philharmonic Orchestra
Leitung: Sir Georg Solti
Länge: 159:53 min
Label: Decca 4144892





Biografia pdf
Trama pdf
Libretto originale


xottimo




Martedì 23 Ottobre - 19
Immagine
Immagine
Nozze di Figaro

Musica di W.Mozart
Libretto di L. Da Ponte

Immagine
Figaro - Samuel Ramey
Susanna - Lucia Popp
Conte Almaviva - Thomas Allen
Contessa Almaviva - Kiri Te Kanawa
Cherubino - Federica von Stade

London Opera Chorus
London Philharmonic Orchestra
Direttore: Georg Solti
Londra 1981


1973
CD: Decca, 475 7033
Durata : 3h 10'


Biografia pdf
Trama pdf
Libretto originale


xottimo



Martedì 23 Ottobre - 20
Immagine
Immagine
Flauto Magico

Musica di W.Mozart

Immagine
Sarastro: Kurt Moll
Tamino: Uwe Heilmann
Königin der Nacht: Sumi Jo
Pamina: Ruth Ziesak
Papagena: Lotte Leitner
Papageno: Michael Kraus
Monostatos: Heinz Zednik
Sprecher: Andreas Schmidt
Erster Priester: Clemens Bieber
Zweiter Priester: Hans Joachim Porcher
Erste Dame: Adrianne Pieczonka
Zweite Dame: Annette Kuettenbaum
Dritte Dame: Jard van Nes
Erster Knabe: Max Emanuel Cencic
Zweiter Knabe: Michael Rausch
Dritter Knabe: Markus Leitner
erster geharnischter Mann: Wolfgang Schmidt
zweiter geharnischter Mann: Hans Franzen
Sklave: Robert Hauer-Riedl

Wiener Philharmoniker
Leitung: Sir Georg Solti

Diese Aufnahme entstand im Jahr 1991.
CD: Decca, 433 210-2



Biografia pdf
Trama pdf
Libretto originale


xottimo

Re: George Solti

04/11/2012, 10:15


Martedì 30 Ottobre - 20
Solti - 100

ImmagineImmagine

Damnation Faust

Musica di H. Berlioz




Cast
Faust: Kenneth Riegel
Méphistophél?s: José van Dam
Marguerite: Frederica von Stade
Brander: Malcolm King

Chicago Symphony Orchestra and Chorus
Leitung: Sir Georg Solti

Diese Aufnahme entstand im Jahr 1981.
CD: Decca, 414 680-2



Biografia pdf
Trama/Commenti
Libretto pdf


xottimo

Re: George Solti

04/11/2012, 10:22


Don Carlo - Verdi


Philippe II - Nicolai Ghiaurov
Don Carlos - Carlo Bergonzi
Rodrigue - Dietrich Fischer-Dieskau
El Gran Inquisidor - Martti Talvela
Monje - Tugomir Franc
Elisabeth de Valois - Renata Tebaldi
Princesa de Éboli - Grace Bumbry
Thibault - Jeannette Sinclair
Una voz celestial - Joan Carlyle
Conde de Lerma - Kenneth MacDonald
Heraldo Real - John Wakefield

Royal Opera House Chorus and Orchestra
Covent Garden
Georg Solti, 1965


Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

Spoiler: Apri
1° atto
1.01 - Introduzione
1.02 - Fontainebleau!
1.03 - Io la vidi e al suo sorriso
1.04 - Il suon del corno
1.05 - Al mio piè perchè
1.06 - Di quale amor
1.07 - Al fedel che ore viene
1.08 - L'ora fatale è suonata
1.09 - Inni di festa
1.10 - Il glorioso re di Francia
1.11 - Vi benedica Iddio

2 atto

Scena 1
2.01 - Preludio
2.02 - Carlo il Sommo imperatore
2.03 - Al chiostro di San Giusto
2.04 - E' lui! Desso! L'infante
2.05 - Questo arcano
2.06 - Dio che nell'alma infondi
scena 2
2.07 - Sotto ai folti immensi abeti
2.08 - Tra queste mura pie la regina di Spagna
2.09 - Nel giardino del bello saracin ostello
2.10 - La regina un'arcana mestizia
2.11 - Che mai si fa nel suol francese
2.12 - Carlo che è sol il nostro amore
2.13 - Io vengo a domandar
2.14 - Perduto ben, mio sol tesor
2.15 - Oh Carlo
2.16 - Re perchè sola è la regina
2.17 - Non pianger mia compagna
2.18 - Restate al mio regal cospetto
2.19 - O signor di Fiandra arrivo
2.20 - Questa è la pace che voi date al mondo
2.21 - Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio

3° atto

scena 1
3.01 - Preludio
3.02 - A mezzanotte ai giardini della regina
3.03 - Ciel non è la regina
3.04 - Che disse mai?
3.05 - AL mio furor sfuggite invano
3.06 - Ed io che tremava al suo aspetto
3.07 - Carlo se mai su te fogli importanti serbi

scena 2
3.08 - Spuntato ecco il dì d'esultanza
3.09 - Il corteggio reale
3.10 - Schiusa or sia la porta del tempio
3.11 - Nel posar sul tuo capo la corona
3.12 - A Dio voi foste infidi, infidi al vostro re
3.13 - Sire! Egli è tempo che io viva
3.14 - O ciel! Tu Rodrigo

4o atto

scena 1
4.01 - Introduzione
4.02 - Ella giammai m'amò
4.03 - Dormirò sol nel manto suo regal
4.04 - Il grande inquisitore!
4.05 - Nell'ispano suol mai l'eresia dominò
4.06 - Mio padre, che la pace alberghi ancor
4.07 - Giustizia Sire!
4.08 - Ardita troppo voi favellate
4.09 - Ah sii maledetto sospetto fatale
4.10 - Pietà perdon
4.11 - Più non vedrò la regina

Scena 2
4.12 - Son io mio Carlo
4.13 - Per me giunto è il dì supremo
4.14 - Che parli tu di morte
4.15 - O Carlo ascolta, la madre t'aspetta
4.16 - Ah io morrò
4.17 - Mio Carlo a te la spada io rendo


5o atto
5.01 - Introduzione
5.02 - Tu che le vanità
5.03 - Carlo qui verrà
5.04 - Tu che le vanità2
5.05 - E' dessa! un detto un sol
5.06 - Vago sogno m'arrise
5.07 - Ma lassù ci vedremo
5.08 - Si, per sempre
Note in calce o aggiunte

Re: George Solti

04/11/2012, 11:07


Maestri Cantori di Norimberga



libretto e musica di R. Wagner
CAST


Conductor: Georg Solti

Hans Sachs: Norman Bailey
Veit Pogner: Kurt Moll
Kunz Vogelgesang: Adalbert Kraus
Konrad Nachtigall: Martin Egel
Sixtus Beckmesser: Bernd Weikl
Fritz Kothner: Gerd Nienstedt
Balthasar Zorn: Martin Schomberg
Ulrich Eisslinger: Wolfgang Appel
Augustin Moser: Michel Sénéchal
Hermann Ortel: Helmut Berger-Tuna
Hans Schwarz: Kurt Rydl
Hans Foltz: Rudolf Hartmann
Walther von Stolzing: René Kollo
Eva: Hannelore Bode
Magdalene: Julia Hamari
David: Adolf Dallapozza
Ein Nachtwächter: Werner Klumlikboldt

Wiener Philharmoniker und Chor der Wiener Staatsoper

Recorded in 1975

[centrato]
Contenuto Riservato agli Iscritti
Riservato agli Iscritti

Re: George Solti

04/11/2012, 11:19


Giovedì 25 Ottobre - 20
Solti - 100

ImmagineImmagine

Lohengrin

Dramma per musica in 3 atti
Libretto e Musica di R. Wagner

Immagine


Cast

Lohengrin: Plácido Domingo
Elsa von Brabant: Jessye Norman

Heinrich : Hans Sotin
Friedrich : Sigmund Nimsgern
Ortrud : Eva Randová
Der Heerufer des Königs: Dietrich Fischer-Dieskau


Vier brabantische Edle: Peter Jelosits, Thomas Mohr, Anton Scharinger, Alfred Sramek
Vier Edelknaben: Brigitte Poschner, Madelyn Renée, Czslawa Slana, Anna Gonda
Sächsische und thüringische Grafen und Edle, brabantische Grafen und Edle,
Edelfrauen, Edelknaben, Mannen, Frauen, Knechte

Konzertvereinigung Wiener Staatsopenchor, Wiener Philharmoniker
Leitung: Sir Georg Solti

Diese Aufnahme entstand in den Jahren 1985-86.
CD: DECCA 421 053-2 DH4



Biografia pdf
Trama pdf
Libretto pdf


xottimo




Giovedì 18 Ottobre - 20
Immagine
Immagine
Ballo in Maschera

Musica di G. Verdi
Libretto di F.M. Piave

Immagine

Riccardo: Carlo Bergonzi
Renato: Cornell MacNeil
Amelia: Brigit Nilsson
Ulrica: Giulietta Simionato
Oscar: Sylvia Strahlmann
Silvano: Tom Krause
Samuel: Fernando Corena
Tom: Libero Arbace
un giudice: Piero de Palma
un servo d´Amelia: Vittorio Pandano

Orchestra e Coro dell´Accademia di Santa Cecilia
Direttore : Sir Georg Solti

1961.
CD: Decca, 475 8278

Biografia pdf
Trama pdf
Libretto pdf


xottimo



Sabato 20 Ottobre - 20
Immagine
Immagine
Elektra

Musica di R. Strauss

Immagine
Elektra: Birgit Nilsson
Klytämnestra: Regina Resnik
Chrysothemis: Marie Collier
Aegisth: Gerhard Stolze
Orest: Tom Krause
der Pfleger: Tugomir Franc
die Vertraute: Margareta Sjöstedt
die Schleppträgerin: Margarita Lilowa
1. Magd: Helen Watts
2. Magd: Maureen Lehane
3. Magd: Yvonne Minton
4. Magd: Jane Cook
5. Magd: Felicia Weathers
Aufseherin: Pauline Tinsley
junger Diener: Gerhard Unger
alter Diener: Leo Heppe

Wiener Philharmoniker
Leitung: Sir Georg Solti

1968.
CD: Decca, 475 8231

Biografia pdf
Trama pdf
Libretto pdf


xottimo
Write comments

Stile Desktop / Stile Mobile